L’Istituto superiore di sanità ha recentemente diffuso dieci consigli per custodire la salute sia fisica che psicologica. Tra questi due mi stanno particolarmente a cuore: l’invito a limitare l’uso dei dispositivi elettronici e leggere di più su carta.

“La tecnologia – scrive Adele Minutillo del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss – è parte della nostra vita quotidiana, ma oggi sappiamo che un uso eccessivo di device e app può favorire comportamenti problematici, ridurre la capacità di concentrazione, alterare il sonno, compromettere le relazioni sociali. Tra i suggerimenti che contribuiscono a un uso consapevole della tecnologia possiamo proporre “un’ora in meno al giorno sui dispositivi”. Questo suggerimento non è una rinuncia, ma un gesto di attenzione alla nostra salute. Ridurre anche solo di un’ora libera risorse attentive, abbassa lo stress legato alle notifiche continue e restituisce tempo di qualità alle relazioni e alle attività significative. Per riuscirci bastano piccole accortezze: disattivare notifiche non necessarie, impostare limiti automatici sulle app più usate, creare un piccolo rituale di disconnessione serale e sostituire il tempo online con attività che generano benessere. Un’ora in meno al giorno significa più equilibrio, più consapevolezza e la possibilità di recuperare spazio mentale in un mondo che ci chiede costantemente attenzione. Non è essere contro la tecnologia: è scegliere di usarla in modo che sia davvero al servizio della nostra salute”.

Antonio Mistretta del Servizio comunicazione scientifica dell’Iss conferma ciò che diversi studi hanno messo in evidenza. “Leggere fa bene alla salute, non è solo una metafora. Non lo è perché la lettura è davvero una piccola cura quotidiana: leggere allena la mente, riduce lo stress, rafforza la memoria e migliora la capacità di concentrazione. Ma soprattutto nutre l’empatia: entrando nelle storie degli altri, impariamo a riconoscere emozioni, fragilità, punti di vista diversi dai nostri. È un esercizio profondo di umanità. I libri accendono la curiosità, tengono viva la capacità di porre domande, contrastano la superficialità e l’isolamento. Per questo la lettura è anche un potente fattore di coesione sociale: crea ponti tra persone, generazioni, culture”.

Il passaggio dalla carta allo schermo, quindi, non è un semplice cambio di supporto, ma una trasformazione profonda che sta alterando il nostro modo di pensare e di stare in società. Il digitale, in definitiva, non è “neutrale” ma, al contrario, cambia i circuiti neuronali. Le conseguenze, corroborate da studi scientifici, sono divise in tre categorie: fisiche, cognitive e sociali. Più precisamente:

  • Fisiche: aumento di miopia, problemi posturali (scoliosi) e perdita della motricità fine.
  • Cognitive: difficoltà nella comprensione dei testi, riduzione della memoria e incapacità di analisi profonda
  • Sociali: calo dell’empatia, incapacità di distinguere fatti da opinioni e creazione di “camere dell’eco” (echo chambers) che alimentano pregiudizi e convinzioni.

Le “camere dell’eco” lavorano sottotraccia, in modo silenzioso, andrebbero quindi evitate o utilizzarle con grande attenzione, certamente con questa consapevolezza: ovvero che rafforzando a prescindere determinate idee o convinzioni finiscono per impedire il dialogo, il confronto, l’ascolto. Condizioni umane fondamentali, quelle che ci distinguono dalle macchine.

Per ulteriori approfondimenti segnalo “Il valore imprescindibile di carta e penna nei processi di apprendimento”, disponibile online gratuitamente, pubblicato dalla Fondazione Luigi Einaudi nel 2023. Il cuore della tesi sostenuta dalla Fondazione risiede nella differenza tra digitazione e scrittura manuale. Mentre battere su una tastiera è un movimento meccanico e ripetitivo, l’uso della penna attiva aree cerebrali complesse legate alla memoria e all’elaborazione semantica. Il rapporto non nega l’utilità del digitale, ribadisce che la tecnologia deve essere un supporto, non un sostituto, soprattutto in età scolare. In un ottica di miglioramento continuo, come “esercizio”, anche per gli adulti.

Il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) è una pietra miliare nella legislazione europea e uno dei temi più delicati nell’applicazione del Regolamento è relativo al trattamento dei dati personali in ambito sanitario perchè riguarda aspetti profondamente identitari della persona. L’argomento merita pertanto la massima attenzione ed impegno da parte di tutti i protagonisti lungo la filiera dell’healtcare.

Per fare il punto della situazione, l’Associazione Protezione Diritti e Libertà Privacy ha organizzato per venerdì 30 maggio un convegno dal titolo “Libertà e dignità. Diritti fondamentali in sanità” interamente dedicato al tema della protezione e sicurezza dei dati personali in ambito sanitario che mi vede impegnato come moderatore.

Il convegno è gratuito ed è possibile partecipare in presenza presso il Centro Congressi SGR in Via Chiabrera 34/D a Rimini (Sala Sole) e online. L’iscrizione è obbligatoria. Per partecipare in presenza o online, qui il modulo per iscriversi. Sono previsti crediti formativi per medici e giornalisti.

I relatori saranno in grado fornire un quadro completo della situazione, affrontando gli argomenti da diversi punti di vista, che convergono verso il grande tema del diritto alla salute:

Dopo i saluti e l’intervento di Gloriamaria Paci, giornalista, consulente in materia di privacy, Data Protection Officer, e Presidente dell’Associazione, prenderà la parola Luigi Montuori (Dirigente Dipartimento Sanità e Ricerca dell’ Autorità Garante per la protezione dei dati personali) con la relazione “Il diritto a non dover scegliere: più privacy o più salute?”, Cinzia Teodori (Funzionario Giuridico dell’Ufficio 3 – Sistema informativo sanitario nazionale – del Ministero della salute) con una relazione sul tema “Sanità digitale, evoluzione e nuove prospettive per un uso primario e secondario dei dati sanitari, Roberto Caramia (Direttore della Divisione CSIRT Italia del Servizio Operazioni e gestione delle crisi cyber) che illustrerà e commenterà il “Report di ACN sulla minaccia cibernetica al settore sanitario. Le principali criticità”, Luca Di Leo (Consulente in materia di privacy) su “Il ruolo del DPO in ambito sanitario, Gianluca Di Ascenzo (Presidente Codacons) su “La salute è in pericolo? Sì, in assenza del rapporto umano nell’interazione tra paziente e medico, violazione dei dati personali e poca conoscenza delle tecnologie da parte dei diretti interessati”.

Per quanto riguarda la parte più inerente la professione dei comunicatori e dei giornalisti, sono previsti gli interventi di Francesco Bianchi (Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Policlinico di Sant’Orsola di Bologna) su “Il ruolo dei social network nella comunicazione di un’azienda sanitaria”, Deborah Annolino (giornalista professionista) su “Informazione e IA: ruolo e compiti dell’ufficio stampa in sanità alla luce dei mutamenti tecnologici e del nuovo Codice Deontologico delle giornaliste e dei giornalisti”, e Alfonso Benevento (giornalista professionista, saggista, esperto in I.A. e robotica educativa, consulente sull’innovazione digitale) su “Il difficile compito del giornalista: bilanciare il diritto di cronaca con il rispetto della libertà e dignità del paziente”.

Il 21 giugno si è celebrata in quasi tutto il mondo la 10^ Giornata internazionale dello yoga. Il tema di quest’anno è stato “Lo yoga per il sé e la società” ed il Primo Ministro indiano Narendra Modi (foto) ha guidato le celebrazioni che si sono svolte presso lo Sher Kashmir International Conference Centre (SKICC) a Srinagar nel Nord dell’India.

La bozza di risoluzione che ha istituito la Giornata internazionale dello yoga è la 69/131 del 2014 ed è stata proposta dall’India all’ONU e approvata da ben 175 Stati tra cui l’Italia.

Il Primo Ministro dell’India, Narendra Modi, nel suo discorso di apertura il 16 settembre 2014 in occasione della 69^ sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU affermò che “lo yoga è un dono inestimabile della nostra antica tradizione. Incarna l’unità di mente e corpo, pensiero e azione con un approccio olistico prezioso per la nostra salute e il nostro benessere. Lo yoga non è solo esercizio fisico; è un modo per scoprire il senso di unità con se stessi, il mondo e la natura”. Dal 2016 lo yoga è considerato patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Si stima che sia praticato da 300 milioni di persone nel mondo. Nella foto il Primo Ministro indiano Narendra Modi mentre pratica in occasione dell’evento inaugurale.

Forse non tutti sanno che …

Lo yoga è sicuramente un’attività trasformativa. La definizione classica si trova negli Yoga Sutra del filosofo indiano Patanjali, vissuto tra il II e il IV secolo e arriva dal sanscrito “yogas-citta-vrtti-nirodhah“. Lo yoga è il completo acquietarsi (nirodha) dell’attività (vritti) della mente (chitta).

Chi la pratica regolarmente riferisce i numerosi benefici se non altro a livello fisico dato che, tramite gli esercizi, è possibile lavorare sulla flessibilità dell’intero apparato muscolo scheletrico. Più difficile addentrarsi su altri piani, quello animico e spirituale.

Lo yoga propone una sequenza fisiologica di eventi nel corpo riducendo la risposta allo stress che, come è stato ampiamente dimostrato dalla scienza contemporanea, contribuisce all’eziologia delle malattie cardiache, del cancro e dell’ictus, oltre che di altre condizioni e malattie croniche.

Inoltre non tutti sanno che … lo yoga aumenta il flusso sanguigno e i livelli di emoglobina e di globuli rossi, consentendo alle cellule del corpo di raggiungere una maggiore quantità di ossigeno, migliorandone le funzioni. Lo yoga, inoltre, fluidifica il sangue, riducendo il rischio di infarto e ictus, spesso causati da coaguli di sangue. Le posizioni di torsione strizzano il sangue venoso dagli organi interni e permettono al sangue ossigenato di affluire quando la torsione viene rilasciata. Le posizioni invertite favoriscono il flusso di sangue venoso dalle gambe e dal bacino verso il cuore, per poi essere pompato attraverso i polmoni, dove viene ossigenato di nuovo.

Lo yoga incoraggia a rilassarsi, a rallentare il respiro e a concentrarsi sul presente, spostando l’equilibrio dal sistema nervoso simpatico, e dalla risposta di fuga o di lotta, al sistema parasimpatico e alla risposta di rilassamento. Quest’ultima è calmante e ristoratrice; abbassa la respirazione e la frequenza cardiaca, diminuisce la pressione sanguigna, abbassa i livelli di cortisolo e aumenta il flusso sanguigno verso l’intestino e gli organi vitali.

Per maggiori dettagli è disponibile una ricerca internazionale dal titolo “Esplorare gli effetti terapeutici dello yoga e la sua capacità di aumentare la qualità della vita” realizzata da Catherine Woodyard (Department of Health, Exercise Science and Recreation Management, The University of Mississippi, The Center for Health Behavior Research, 215 Turner Center, University, MS, USA). Lo yoga per me? Piccoli movimenti, per grandi cambiamenti!